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Evita Perón: il corpo eterno e il peccato fondativo di un regime

1° - Dalle umiliazioni dell'infanzia alla conquista di Buenos Aires: le radici del risentimento di Eva Perón e la nascita di un'icona.

gen 24, 2026
Cross-postato da The Raven Cat
"Piaccia o no, le notizie sono notizie. I fatti sono i fatti, anche quando smentiscono le opinioni di chi scrive."
- Vania Russo

“Beatrice Horseman è nata nel 1938, ed è morta nel 2018, e non ho idea di cosa voleva. A meno che non volesse solo quello che volevamo tutti... essere visti.”, dalla serie BoJack Horseman, tratto dal monologo Free Churro.

Angelo della carità, paladina del suffragio femminile, Madre del los Descamisados. Evita è un mito indentitario argentino ma è anche il peccato fondativo del regime peronista.

È un grande piacere per me scriverne con Vania Russo, autrice della newsletter: Scritture. Letture. Attualità. Seguitela per le sue analisi del mondo contemporaneo, della storia sociale, dell’editoria e dei media.

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Evita soffriva di un senso di vuoto, di inferiorità. L’abbandono del padre giustificava, nei suoi pensieri, il predominio di stati d’animo come il risentimento e l’indignazione. L’offesa le impedì così di avere un’infanzia serena.


Dicevano che sua madre fosse una peccatrice…

Figlia illegittima di un proprietario terriero e della sua cuoca, Eva è nata il 7 maggio 1919, nella pampa di Los Toldos, provincia di Buenos Aires. Era l’ultima di cinque fra fratelli e sorelle. A scuola la deridevano: non era nata sotto sacramento, così dicevano. Gli insegnanti durante l’appello, e persino sui documenti ufficiali, la chiamavano hija natural (figlia naturale) oppure quella sin apellido paterno (senza cognome paterno).

Suo papà l’abbandonò quando aveva solo 4 anni, ricevuta la notizia della morte della moglie, cambiò città trasferendosi nella casa dove abitavano i figli legittimi. Vent’anni dopo, Evita lo rivedrà in una bara, un incidente d’auto ne aveva provocato la morte prematura. Era l’8 gennaio 1926.

Durante la veglia funebre, le altre, le sorellastre, quelle riconosciute dai documenti statali, cercarono d’impedire all’intera famiglia di Eva di entrare a salutare la salma. Un parente calmò le acque e diede loro la possibilità di stringere la mano del defunto. Chissà se poterono recarsi fino al cimitero, per la sepoltura, o dovettero lasciare perdere perché se eri una hija natural venivi additata e ti sbattevano le porte in faccia anche nel bel mezzo di un lutto.

Foto per una rivista. Evita.

Donna e personaggio

Parliamo di una donna che ha saputo segnare profondamente l’immaginario collettivo argentino. Il romanzo “Santa Evita” (1995) di Tomás Eloy Martínez, è stato il libro più tradotto della storia della letteratura argentina, e prende avvio proprio dove la vita della prima donna argentina finisce, iniziando la surreale vicenda post mortem del suo corpo, fino ai macabri tentativi di furto (motivo per cui il corpo venne duplicato in più copie) e al misterioso trasferimento dopo il golpe del 1955. Ricercato dai servizi segreti, occultato, traslato, ma idolatrato e reso mitico dall’aura di “santità” voluta da chi vedeva in quella morte una possibilità di controllo politico-esoterico delle masse. Come spiega Mario Arturo Iannaccone:

“Nel processo di laicizzazione si è così venuto a verificare sempre più spesso il caso singolare di importanti leader politici defunti che, per le posizioni che tennero in vita e per le forze politiche e culturali che rappresentavano, hanno ricevuto esequie «laiche», o sono stati salutati con cerimoniali giudicati tali o prevalentemente tali. E laica è stata la simbologia funebre loro riservata. O almeno così è parso […] In questi casi furono inventate forme para-religiose per l’omaggio alla salma e per il mantenimento nel tempo di un culto ad essa dedicato, forme che in rispetto delle convinzioni dei gruppi che gestivano questi sentimenti o del defunto stesso, non potevano esprimersi apertamente”. [5]

Maria Eva conobbe il marito Juan Domingo Perón (1895-1974) in occasione di un evento di beneficenza (secondo alcuni biografi, non esattamente ufficiali, i due andarono a convivere due giorni dopo), e fu lui che, da Presidente, la trasformò, letteralmente, in opportunità politica, grazie a una meticolosa propaganda che seppe sfruttarne abilmente le doti comunicative, riproponendola, per esempio, con ossessiva frequenza nelle fotografie ufficiali che venivano diffuse tra la popolazione a mezzo stampa. Il suo volto, con i capelli raccolti in un ordinato e rassicurante chignon, venne esibito in decine e decine di cartoline e nei libri di scuola sui quali i bambini studiavano.

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Gli inizi a Buenos Aires

L’eroina cinematografica di Eva si chiamava Norma Shearer, attrice versatile, glamour, sofisticata. Una regina a Hollywood. Così, a 15 anni, si trasferì a Buenos Aires per diventare altrettanto famosa. La presero come modella e ragazza da copertina, trovò parti secondarie in alcuni film.

Fu il calore della sua voce a cambiarle la carriera. Venne scelta come interprete di drammi radiofonici e, in poco tempo, si creò un nome, fino a farsi conoscere a livello nazionale.

L’altra svolta nella vita di Eva, avvenne dopo una tragedia nel 1944: un terremoto aveva devastato la città di San Juan ed Eva era stata invitata a un evento di solidarietà, istituito per raccogliere i fondi da destinare alla ricostruzione. Lì incontrò, per la prima volta, il Generale Perón. Lei aveva 24 anni, lui 48.

L’anno precedente, Juan Domingo Perón, aveva preso parte al golpe militare contro il presidente Ramón Castillo. E l’anno dopo, nel 1945, il Presidente della nazione, Edelmiro Julián Farrell, timoroso di perdere il proprio posto, lo fece arrestare per liberarsi del pericoloso avversario. Eva lo salvò, grazie alla sua straordinaria capacità demagogica, riunì una folla di Descamisados che invase Plaza de Mayoal al grido di Viva Perón! E a giugno del 1946, il Generale Perón fu proclamato Presidente. Evita, accanto al marito, era la protettrice della rivincita, del nuovo ordine sociale che avanzava.

Una donna affascinata dal potere come strumento di riscatto. Vestita e pettinata come una stella del livello di Norma Shearer, ma anche madre del popolo perché era la radice del peronismo, un simbolo di unione e incarnava l’ideale della rivincita. Eva, passando dal melodramma radiofonico alla propaganda, era diventata un’abile politica: in nome della lotta per la giustizia, diede sostanza alle richieste di cambiamento dei proletari e infiammò i sindacati contro il sistema vigente. I Descamisados si rispecchiavano in lei che, come loro, aveva sofferto l’esclusione e le vessazioni dei potenti. Le chiedevano il riscatto sociale, sentivano muoversi, attraverso gli spiragli della sua voce, un vento nuovo.


Paladina del suffragio femminile

“Yo no me dejo confundir, mi corazón está en el pueblo.” (Non mi lascio confondere, il mio cuore è con il popolo.)

Evita

Eva era stata un’esclusa perciò si considerava una consanguinea degli emarginati. Sapeva come parlargli, come includerli nella vita politica, come sorreggerli con le donazioni e confortarli attraverso i discorsi pubblici.

Evita durante un discorso

Diventata la moglie del Generale Perón, si batté per riscattare le donne: costituì il Partito Peronista Femminile (1949) e la Fondazione Eva Perón (1948). Impegnò molte di loro nell’assistenza ai poveri e nella distribuzione di cibo, medicine, vestiti. La Fondazione costruì ospedali, orfanotrofi, abitazioni per anziani indigenti. E riuscì a far promulgare la legge a favore del suffragio femminile (1947).

Il popolo la sentiva vicina, apriva il cuore alla sua figura bella, elegante, rassicurante. Eva per loro non apparteneva né al mondo altezzoso dei nobili né a quello borghese con le sue sopraffazioni, era come se fosse estranea al lato oscuro del potere. Era la madre del popolo, la santa da pregare, e con cui pregare, il corpo offerto per cancellare il peccato fondativo di ogni regime: la violenza. L’aurea della sua gentilezza permeava di luce il presente, relegava i crimini nel passato, nessuno faceva troppe domande, cercare informazioni generava disagio e senso di frustrazione. Un dogma richiede fede cieca.

To be continued!

Ecco la seconda e terza parte: dal riscatto all’ombra del potere. Scopriremo come la "figlia senza cognome" è diventata l'angelo di una nazione.

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The_Raven_Cat e Vania Russo
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Questo articolo è frutto di un dialogo con Vania Russo, che ringrazio per la sua preziosa visione. Trovate le sue analisi sociali e letterarie ogni settimana nella sua newsletter: Scritture. Letture. Attualità.

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CURIOSITÀ:

  • Documentario citato nell’articolo: Il Segreto Di Evita Perón. Trasmissione Rai: La Storia Siamo Noi

  • Un articolo sul furto della salma di Eva e il suo occultamento in Italia, dal giornale Il Post

  • Ecco il link alla newsletter di Vania Russo: Scritture. Letture. Attualità. Seguitela per le sue analisi del mondo contemporaneo, della storia sociale, dell’editoria e dei media.


Bibliografia

[1] Arthur C. Aufderheide, The scientific study of mummies, Cambridge, 2003.

[2] N. Fraser, M. Navarro, Evita: The Real Life of Eva Perón, Norton, 1996.

[3] Loris Zanatta, Eva Perón: una biografia politica, Rubettino, 2009.

[4] Aldo Villagrossi Crotti, Quindici ipotesi logiche sul caso Evita Perón, 2019.

[5] Dr. Pedro Ara, El Caso Eva Perón. Apuntes para la historia, CVS Edicciones, Madrid, 1974.


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Gio

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